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	<title>Commenti per Il Blog delle news dei 5 Reali Siti</title>
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	<description>Le news dei 5 Reali Siti</description>
	<pubDate>Fri, 04 Jul 2008 05:32:17 +0000</pubDate>
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		<title>Commenti su Aldo Moro fu realmente protetto…? di Luca Pagni</title>
		<link>http://giovannimaddamma.wordpress.com/2008/04/25/aldo-moro-fu-realmente-protetto%e2%80%a6/#comment-6</link>
		<dc:creator>Luca Pagni</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 May 2008 12:34:59 +0000</pubDate>
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		<description>Chi ha ucciso Aldo Moro? Chi sono stati i veri mandanti del suo omicidio? Chi aveva interesse ad abbandonarlo al suo destino? Com’è stato l’operato del Ministero degli interni durante i giorni del sequestro? A questo ed altri interrogativi cercano di dare una risposta Sandro Provvisionato e Ferdinando Imposimato (allora Giudice Istruttore che seguì tardivamente le indagini) con il libro DOVEVA MORIRE, edito da Chiarelettere. Essi sostengono che &#60;&#62;  Imposimato si spinge a dire che allora &#60;&#62; denunciando la interferenza  nelle indagini da parte del Ministro Cossiga &#60;&#62; Il dirigente generale di polizia Guglielmo Carlucci, disse al Giudice di Venezia Carlo Mastelloni: “Sapevamo che le Br avevano in animo di sequestrare un uomo politico importante e la notizia proveniva da Roma e ci pervenne poco prima dl sequestro Moro. Santillo inviò un appunto al capo della polizia, ma proprio in quel periodo Santillo ed io fumo estromessi dalla candidatura al Sisde e dell’informativa e delle conseguenti disposizioni nulla sapemmo più”. Quell’informazione venne deliberatamente tenuta nascosta ai magistrati, prima durante e dopo la strage di via Fani. Andreotti, Zaccagnini  e Cossiga hanno sempre sostenuto che Moro non aveva mai fatto cenno a minacce ricevute e non aveva mai manifestato timori di sorta. Al contrario le figlie di Moro:Anna Maria Moro, Agnese e Fida. dicono che sia Aldo Moro che Oreste Leopardi avevano manifestato preoccupazioni e timori di attentati. La vedova Eleonora Moro il 19 luglio 1982 testimoniò in corte di Assise che il marito aveva preso altre precauzioni per la propria sicurezza nonostante che la Democrazia Cristiana non avesse dato ascolto alle sue ripetute richieste di disporre di un’auto blindata. Tra le carte ritrovate c’è anche un appunto del Sismi diretto al Ministero dell’Interno in cui si accenna alle dichiarazioni del caposcorta di Moro su qualcuno che controllava anche in vacanza i movimenti del presidente democristiano, ma i nuclei di polizia gli risposero di lasciar perdere.  Agli atti c’è anche la richiesta di un’altra auto di scorta e di un’auto blindata. Ma Cossiga ed Andreotti ha sempre negato di averla mai avuta.   Sandro Provvisionato ci ha dichiarato che “Lo stato italiano si nascose dietro la ragione di Stato, in pieno accordo con il Pci e con la sola opposizione di socialisti, radicali e sinistra extraparlamentare. Ciò servì a chi materialmente doveva operare (il ministero dell’Interno) per non fare nulla, ma anzi per ostacolare ogni possibilità di salvare Moro.” Basta ricoradre che il 18 marzo 1978, due giorni dopo la strage di via Fani, i poliziotti bussarono alla porta di via Gradoli, dove vivevano il capo delle br Mario Moretti e la sua compagna Barbara Balzerai. Nessuno rispose e se ne andarono. La base brigatista sarà scoperta 32 giorni dopo il rapimento. La prigione di via Montalcini venne trovata solo nel 1980. Ma l'Ucigos, struttura di servizi alle dirette dipendenze del ministro degli interni, c'era arrivata nel 1978 con le testimonianze degli inquilini rimaste senza esito. Nell'appartamento di Via Monte Nevoso 8 Milano i carabinieri fecero irruzione il 1 ottobre 1978, a ridosso della nomina del generale Dalla Chiesa a capo dei reparti speciali antiterrorismo. Oggi i 9 brigatisti del commando sono quasi tutti in libertà. Per approfondire, oltre a “DOVEVA MORIRE” segnalo "Un affare di Stato” di Andrea Colombo, Eseguendo la sentenza di Giovanni Bianconi, “Abbiamo ucciso Aldo Moro” di Emmanuel Amara,“La foto di Moro” di Marco Belpoliti,“Lettere dal patibolo” di Critica Sociale, “L’affaire Moro” di Leonardo Sciascia e “Moro si poteva salvare” di Folco Accame. Per finire "Se ci fosse luce - I misteri del caso Moro" al teatro dell'Orologio di Roma. In occasione delle annuali commemorazioni del rapimento e dell’assassinio di Aldo Moro, per i quali ricorre il Trentennale della morte il 9 maggio 2008, abbiamo intervistato il Sen. Giulio Andreotti:  D)  Si è detto che Moro fu rapito dalle Brigate Rosse per colpire la D.C. cardine in Italia dello Stato imperialista delle Multinazionali (S.I.M.),  mentre il P.C.I. rappresentava non tanto il nemico da attaccare quanto un concorrente da battere. Che idea si fece Lei  all'epoca del fatti e cosa ne pensa oggi, con il senno del poi ?   R) Che vi fosse una realtà complessa dietro l'operazione di cattura e l'assassinio di Aldo fu unanime la convinzione. E certamente il bersaglio era duplice: DC e PCI. D) Sembra inoltre che nei mesi precedenti il rapimento di Moro le B.R. avessero anche studiato la possibilità di rapire Lei, Giulio Andreotti, Presidente del Consiglio, ma che poi abbandonarono questa ipotesi perché la protezione della polizia era troppo forte per le loro capacità. Secondo questa ipotesi dunque, era indifferente per le Brigate Rosse rapire Moro o Lei, Presidente Andreotti, l'importante era colpire un simbolo deI potere. Cosa pensa di questa  ipotesi e come visse la paura di poter subire un attentato alla sua vita? R) Moro era l'obiettivo sia come esponente politico sia sia come personalità di grande fascino intellettuale. Per questo era più al rischio rispetto a tutti noi. Del resto anche dentro la Dc Aldo aveva una posizione molto accentuata. D) Furono commessi errori nelle ricerche della prigione di Aldo Moro? R) Errori no. Purtroppo non avevamo un apparato di sicurezza di grande spicco. Ma sarebbe stato difficile metterlo in piedi, quando già per quello modesto che avevamo vi era l'accusa di Stato di polizia. D) Cosa fecero realmente lo Stato italiano ed il Vaticano, per liberare Aldo Moro?  R)Attivammo tutti i canali possibili (e Mons. Macchi offrì anche un riscatto in danaro). D) Che ruolo ebbero la P2 e le spie dell'ex Unione Sovietica nel rapimento di Aldo Moro? R) Al riguardo vi sono state molte ipotesi e ricerche. Ma nulla di certo emerse. D) Cosa pensa del possibile coinvolgimento della Massoneria nel rapimento? R) Non ho elementi in proposito. Del resto della Massoneria non è che si conosca molto. D) Lei personalmente ha dei rimorsi? R) No. Tutto quello che si poteva fu attivato.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Chi ha ucciso Aldo Moro? Chi sono stati i veri mandanti del suo omicidio? Chi aveva interesse ad abbandonarlo al suo destino? Com’è stato l’operato del Ministero degli interni durante i giorni del sequestro? A questo ed altri interrogativi cercano di dare una risposta Sandro Provvisionato e Ferdinando Imposimato (allora Giudice Istruttore che seguì tardivamente le indagini) con il libro DOVEVA MORIRE, edito da Chiarelettere. Essi sostengono che &lt;&gt;  Imposimato si spinge a dire che allora &lt;&gt; denunciando la interferenza  nelle indagini da parte del Ministro Cossiga &lt;&gt; Il dirigente generale di polizia Guglielmo Carlucci, disse al Giudice di Venezia Carlo Mastelloni: “Sapevamo che le Br avevano in animo di sequestrare un uomo politico importante e la notizia proveniva da Roma e ci pervenne poco prima dl sequestro Moro. Santillo inviò un appunto al capo della polizia, ma proprio in quel periodo Santillo ed io fumo estromessi dalla candidatura al Sisde e dell’informativa e delle conseguenti disposizioni nulla sapemmo più”. Quell’informazione venne deliberatamente tenuta nascosta ai magistrati, prima durante e dopo la strage di via Fani. Andreotti, Zaccagnini  e Cossiga hanno sempre sostenuto che Moro non aveva mai fatto cenno a minacce ricevute e non aveva mai manifestato timori di sorta. Al contrario le figlie di Moro:Anna Maria Moro, Agnese e Fida. dicono che sia Aldo Moro che Oreste Leopardi avevano manifestato preoccupazioni e timori di attentati. La vedova Eleonora Moro il 19 luglio 1982 testimoniò in corte di Assise che il marito aveva preso altre precauzioni per la propria sicurezza nonostante che la Democrazia Cristiana non avesse dato ascolto alle sue ripetute richieste di disporre di un’auto blindata. Tra le carte ritrovate c’è anche un appunto del Sismi diretto al Ministero dell’Interno in cui si accenna alle dichiarazioni del caposcorta di Moro su qualcuno che controllava anche in vacanza i movimenti del presidente democristiano, ma i nuclei di polizia gli risposero di lasciar perdere.  Agli atti c’è anche la richiesta di un’altra auto di scorta e di un’auto blindata. Ma Cossiga ed Andreotti ha sempre negato di averla mai avuta.   Sandro Provvisionato ci ha dichiarato che “Lo stato italiano si nascose dietro la ragione di Stato, in pieno accordo con il Pci e con la sola opposizione di socialisti, radicali e sinistra extraparlamentare. Ciò servì a chi materialmente doveva operare (il ministero dell’Interno) per non fare nulla, ma anzi per ostacolare ogni possibilità di salvare Moro.” Basta ricoradre che il 18 marzo 1978, due giorni dopo la strage di via Fani, i poliziotti bussarono alla porta di via Gradoli, dove vivevano il capo delle br Mario Moretti e la sua compagna Barbara Balzerai. Nessuno rispose e se ne andarono. La base brigatista sarà scoperta 32 giorni dopo il rapimento. La prigione di via Montalcini venne trovata solo nel 1980. Ma l&#8217;Ucigos, struttura di servizi alle dirette dipendenze del ministro degli interni, c&#8217;era arrivata nel 1978 con le testimonianze degli inquilini rimaste senza esito. Nell&#8217;appartamento di Via Monte Nevoso 8 Milano i carabinieri fecero irruzione il 1 ottobre 1978, a ridosso della nomina del generale Dalla Chiesa a capo dei reparti speciali antiterrorismo. Oggi i 9 brigatisti del commando sono quasi tutti in libertà. Per approfondire, oltre a “DOVEVA MORIRE” segnalo &#8220;Un affare di Stato” di Andrea Colombo, Eseguendo la sentenza di Giovanni Bianconi, “Abbiamo ucciso Aldo Moro” di Emmanuel Amara,“La foto di Moro” di Marco Belpoliti,“Lettere dal patibolo” di Critica Sociale, “L’affaire Moro” di Leonardo Sciascia e “Moro si poteva salvare” di Folco Accame. Per finire &#8220;Se ci fosse luce - I misteri del caso Moro&#8221; al teatro dell&#8217;Orologio di Roma. In occasione delle annuali commemorazioni del rapimento e dell’assassinio di Aldo Moro, per i quali ricorre il Trentennale della morte il 9 maggio 2008, abbiamo intervistato il Sen. Giulio Andreotti:  D)  Si è detto che Moro fu rapito dalle Brigate Rosse per colpire la D.C. cardine in Italia dello Stato imperialista delle Multinazionali (S.I.M.),  mentre il P.C.I. rappresentava non tanto il nemico da attaccare quanto un concorrente da battere. Che idea si fece Lei  all&#8217;epoca del fatti e cosa ne pensa oggi, con il senno del poi ?   R) Che vi fosse una realtà complessa dietro l&#8217;operazione di cattura e l&#8217;assassinio di Aldo fu unanime la convinzione. E certamente il bersaglio era duplice: DC e PCI. D) Sembra inoltre che nei mesi precedenti il rapimento di Moro le B.R. avessero anche studiato la possibilità di rapire Lei, Giulio Andreotti, Presidente del Consiglio, ma che poi abbandonarono questa ipotesi perché la protezione della polizia era troppo forte per le loro capacità. Secondo questa ipotesi dunque, era indifferente per le Brigate Rosse rapire Moro o Lei, Presidente Andreotti, l&#8217;importante era colpire un simbolo deI potere. Cosa pensa di questa  ipotesi e come visse la paura di poter subire un attentato alla sua vita? R) Moro era l&#8217;obiettivo sia come esponente politico sia sia come personalità di grande fascino intellettuale. Per questo era più al rischio rispetto a tutti noi. Del resto anche dentro la Dc Aldo aveva una posizione molto accentuata. D) Furono commessi errori nelle ricerche della prigione di Aldo Moro? R) Errori no. Purtroppo non avevamo un apparato di sicurezza di grande spicco. Ma sarebbe stato difficile metterlo in piedi, quando già per quello modesto che avevamo vi era l&#8217;accusa di Stato di polizia. D) Cosa fecero realmente lo Stato italiano ed il Vaticano, per liberare Aldo Moro?  R)Attivammo tutti i canali possibili (e Mons. Macchi offrì anche un riscatto in danaro). D) Che ruolo ebbero la P2 e le spie dell&#8217;ex Unione Sovietica nel rapimento di Aldo Moro? R) Al riguardo vi sono state molte ipotesi e ricerche. Ma nulla di certo emerse. D) Cosa pensa del possibile coinvolgimento della Massoneria nel rapimento? R) Non ho elementi in proposito. Del resto della Massoneria non è che si conosca molto. D) Lei personalmente ha dei rimorsi? R) No. Tutto quello che si poteva fu attivato.</p>
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		<title>Commenti su Bara San Pio, Belpiede: una tesi assurda di Libru &#187; Bara San Pio, Belpiede: una tesi assurda</title>
		<link>http://giovannimaddamma.wordpress.com/2008/05/03/bara-san-pio-belpiede-una-tesi-assurda/#comment-5</link>
		<dc:creator>Libru &#187; Bara San Pio, Belpiede: una tesi assurda</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 May 2008 02:31:48 +0000</pubDate>
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		<description>[...] scorpione82: Per il portavoce dei frati cappuccini di San Giovanni Rotondo, frate Antonio Belpiede è una tesi assurda quella della bara si San Pio già aperta prima della notte tra il 2 e il 3 marzo scorso. ?Non commento immagini che non conosco e &#8230; [...]</description>
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