Prodi: “Non ho nessun rimpianto”

5ove05bFri, 02 May 2008 18:34:24 +0000e 3, 2007
Il premier uscente parla della sua esperienza di Governo e critica il centrodestra: “Difficile vincere con un avversario che ha una organizzazione di mass-media formidabile”

Romano Prodi lascia la politica ma afferma di non aver commesso nessun errore. Nel discorso fatto dal palco dell’assemblea dei Mille promossa dai radicali italiani, il premier uscente critica il centrodestra e parla del suo Governo: “Non ho nessun rimpianto. Emma Bonino va elogiata per la sua lealtà, coscienza e consapevolezza anche quando non eravamo d’accordo. Questa coscienza e consapevolezza avrebbero dovuto essere comuni anche a tutti gli altri alleati della coalizione”. Poi parla della situazione italiana: “Il Paese ciononostante è pieno di paura, non solo per la sfida globale, ma anche per quello che avviene nel nostro cortile. Dobbiamo vincere queste paure, che sono state moltiplicate a scopo di campagna elettorale. Non possiamo andare avanti con terapie dettate dalla paura. Dobbiamo invece vincerla puntando anche all’Unione Europea”. Non poteva mancare un accenno al conflitto di interessi di Berlusconi: “È raro vincere le elezioni con un avversario che ha una organizzazione di mass-media formidabile e senza confronti in tutti gli altri paesi occidentali”. Infine una difesa accorata del suo programma di governo: “Posso capire che mediaticamente un programma di 281 pagine possa essere interpretato negativamente - ha detto Prodi - Tuttavia, c’è stata una campagna di derisione che non condivido. Il programma proposto due anni fa è stato anche il momento dell’affiatamento e della condivisione. Fare una campagna politica per dire che i programmi non contano nulla è un passaggio indietro sicuramente grosso”.


Pdl e Pd ai ferri corti sullo stupro del romeno

4ove04bSat, 26 Apr 2008 08:00:18 +0000e 3, 2007
Si chiude tra veleni e insinuazioni
la battaglia per il Campidoglio
AMEDEO LA MATTINA
ROMA: La sfida per il governo nazionale si era tenuta tutto sommato sul filo del fair play. Ieri invece la battaglia per il Campidoglio si è chiusa tra veleni, insinuazioni, attacchi personali. E con uno scoppiettante match televisivo tra Rutelli e Alemanno a Matrix. Il candidato del Pd ha fatto vedere le fotografie e i lavori avviati per la nuova metropolitana, di piazza del Popolo e della Fiera di Roma, com’erano prima e cosa sono adesso. Alemanno ha tirato fuori un manifesto di un consigliere della sinistra arcobaleno chiamato Tarzan che occupa le case. Ma niente attacchi personali e veleni che invece hanno caratterizzato la giornata di ieri.

Veltroni a «Uno mattina» va a dire che «alcune di queste vicende degli ultimi giorni sono state anche un po’ sospette». E’ la storia del romeno che ha aggredito la studentessa africana: la voce che circola o che è stata fatta circolare, racconta una versione fatta di strane coincidenze: il romeno che dorme sotto i ponti ha un avvocato di grido del foro romano; uno degli «angeli» che ha avvisato i carabinieri è un certo Musci che l’altro giorno è comparso a fianco di Alemanno per firmare il patto per Roma. Ancora: una romena ha riferito agli inquirenti della procura di aver sentito dai connazionali che il violentatore Joan Rus sarebbe stato coinvolto in un gesto per screditare la sua comunità. La procura di Roma ha aperto un’inchiesta.

La reazione di Alemanno, ovviamente, è furiosa. Per il candidato del Pdl la sinistra sta pescando nel torbido per inquinare la campagna elettorale. «Lasciano intendere che è stata la destra a organizzare lo stupro della studentessa del Lesotho. Sono dei cialtroni e dobbiamo rimandarli a casa. È fantascienza si è davvero toccato il fondo con la strumentalizzazione del dolore». Maurizio Gasparri poi ha vibrato una rasoiata micidiale a Goffredo Bettini, braccio destro di Veltroni, accusandolo di esser l’autore di questa «menzogna» alla quale si potrebbe rispondere raccontando «lo stile di vita di Bettini»: «Ma non lo abbiamo fatto. Del resto si vota a Roma e non a Bangkok», ha sostenuto Gasparri con riferimento al fatto che Bettini possiede una casa in Thailandia.

Un finale con il coltello tra i denti che può valere la vita politica di Rutelli e di Veltroni, il quale mette le mani avanti. Se il candidato del Pd dovesse perdere, per il segretario dei Democratici bisognerà rialzarsi e ripartire. Non sarà facile: i contraccolpi si faranno inevitabilmente sentire sulla nomina dei capigruppo e sulla definizione della nuova squadra che governerà il partito. Ma fino a lunedì sera, quando si sapranno i risultati elettorali, l’impegno di tutto lo stato maggiore è fuori discussione: una sconfitta anche a Roma peserà sulla testa di tutti. Così tutti all’attacco sul tasso di fascismo che c’è in Alemanno e dintorni. Veltroni ha definito «uno sfregio» il fatto che Berlusconi abbia ricevuto il neosenatore Ciarrapico il giorno del 25 Aprile. Il portavoce di Berlusconi, Paolo Bonaiuti, gli ha replicato che si tratta di considerazioni «meschine e volgari di un uomo stordito dalla sconfitta, senza argomenti e senza qualità». Anche Berlusconi non è andato per il sottile. Ha ricordato che Veltroni ha lasciato una montagna di debiti, che Roma è insicura. Ora la capitale merita uno «status mondiale»: il suo governo aiuterà Alemanno a questo scopo. L’affondo di Berlusconi poi tocca un nervo scoperto di Veltroni: la sua leadership nel Pd è stata «ridimensionata» dagli elettori il 13 aprile. Ecco, ha detto il Cavaliere in un’intervista al Messaggero, «da Roma ci aspettiamo un risultato coerente con la svolta che gli italiani hanno deciso per il Paese».

Le ultime cartucce Rutelli se le spara, complice il 25 aprile, con l’antifascismo. Intanto sui muri della città sono comparsi dei manifesti che fanno vedere Alemanno qualche anno fa accanto alle croci celtiche. Il centrosinistra sta puntando molto sulla mobilitazione di quella sinistra che non ha votato o che non vuole tornare a votare per il candidato del Pd considerato troppo moderato e clericale. Per cui Rutelli ha dovuto calcare la mano. «I nostri avversari sono il vecchio del vecchio Msi, di Storace, di Alemanno e di Rauti. Non possiamo consegnare Roma a chi si richiama alla cultura neofascista». Per Alemanno si tratta di «vecchia paccottiglia».